Pacchetto di mischia dal quotidiano berlusconiano: sia Belpietro che Giacalone attaccano l’immobilismo di Berlusconi. “O ci si muove, o è palude”. Silvio perde un altro pezzo?
Se non fossimo più che sicuri della fedeltà berlusconiana di Libero, diremmo addirittura che l’organo dell’ex
movimento monarchico è pronto a mollare il Cavaliere. Già, perchè due sono gli articoli di oggi che intimano aSilvio di darsi una mossa, che suonano, davvero, come unultimatum. “E adesso svegliati”, gli dice Maurizio Belpietro, nel suo editoriale quotidiano, mimando Riccardo Cocciante. Mentre Davide Giacalone minaccia il rischio “palude” per Silvio.
COME SAI FARE TU – “Non vorremmo si pensasse che amiamo salire in cattedra: non ne abbiamo i titoli e soprattutto non lo faremmo mai con qualcuno che ha dimostrato di saperla più lunga di noi. Ma di fronte a quel che sta succedendo, alle notizie che arrivano dal fronte politico, in particolare da quello vicino al presidente della Camera, e da quello giudiziario, alludiamo all`ultima inchiesta della Procura di Milano sulla minorenne marocchina, non possiamo tacere”, esordisce Belpietro, che ritiene di dover dare l’allarme: o Silvio, davanti a questo accerchiamento che i suoi nemici gli stanno confezionando, reagisce, o è finito. “Stavolta siamo costretti a mettere da parte il garbo, per richiamare il presidente del Consiglio ai suoi doveri, ovvero quelli di condurci fuori da questa melma”, afferma, lapidario, il direttore di Libero. E, appoggiandosi ai dati diffusi martedi scorso da Nando Pagnoncelli a Ballarò, Belpietro chiama le elezioni: “Se dopo tutto ciò che è accaduto negli ultimi due anni – dalla crisi economica alla guerra quotidiana contro di lui e il suo partito – il Cavaliere continua a rimanere in testa, alle classifiche, Berlusconi ha l`obbligo di prenderne atto e di indicare una via per uscire dal pantano”. Quale? Boh: “Il presidente del Consiglio non può permettersi di attendere a lungo con le mani in mano, perché ogni giorno che passa, i suoi avversari si accaniscono contro di lui e a lungo andare potrebbero avere la meglio”. Anche perchè, Silvio sta davvero iniziando a perdere i pezzi: “Alfredo Biondi e Gabriele Albertini non hanno taciuto le difficoltà. Conoscendoli, non posso pensare che le parole dell`ex segretario liberale e dell`ex sindaco di Milano siano dettate dalla voglia di uno strapuntino. È evidente, invece, che sentono l`assenza di una direzione precisa verso cui andare e segnalano l`incertezza con cui è condotto il PdL”. Insomma, l’allame è alto: “Silvio sveglia: devi tornare a fare il leader”.
SILVIO E’ FINITO? – Non meno appuntito il secondo articolo critico che il quotidiano di Belpietro mette in campo, a firma di Davide Giacalone: “Davvero è disposto, Silvio, a farsi massacrare lentamente, facendo finta di non accorgersi che la maggioranza non c’è più? Davvero non riesce a ribaltare una situazione in cui a lui imputano praticamente tutto, tenendolo a rosolare sui carboni delle procure?”. Bisogna prendere provvedimenti immediati, pena “la palude”, l’immobilismo, la disfatta, d’altronde, “il Berlusconi d’oggi non ha molte alternative”, scrive Giacalone. Ma “il guaio è che gran parte del tempo è passato, ed è stato sprecato”. Che fine ha fatto il Berlusconi che “ha sempre goduto della maggioranza relativa dei consensi”? La sua superiorità “elettorale ed economica” evidentemente non è bastata – nonostante gli studi sul Congresso di Vienna, made in Henry Kissinger. Nonostante la sua grande abilità di leader, appare oggi evidente che Silvio“non ha mai voluto cambiare veramente l’Italia, mettere mano alla struttura costituzionale”. Che frase, appare su Libero: infatti, subito si corregge: “O, se preferite, non c’è riuscito, non gliel’hanno fatto fare. Cambia poco”. E ora? “Berlusconi non dica che il governo governerà per altri meravigliosi anni”, perchè non ci crede davvero più nessuno. E “non si dica che si risolverà tutto andando alle elezioni“, perchè le fratture della coalizione, fra i “tradimenti” di Fini e le polpette avvelenate della Lega, peseranno. C’è bisogno di una riforma profonda del paese, di arrivare alla Terza Repubblica seppellendo la seconda. Solo Berlusconi può farlo: lo faccia. Altrimenti, siamo alla fine.





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