Durante l’ultimo anno sono 142 le coppie omosessuali convolate a nozze di fronte a Dio. Pochissime rispetto a quelle etero, ma la libertà non è una questione di numeri.
Più volte Giornalettismo si è occupato di diritti degli omosessuali nel mondo, spesso per raccontarne le violazioni e le discriminazioni annesse e connesse. Quando invece si parla di Svezia e legislazione dedicata ai gay, il panorama è roseo: è di oggi infatti la notizia che nel corso dell’ultimo anno ben 142 coppie omosessuali non solo sono convolate a nozze, ma lo hanno fatto in chiesa.Il primo maggio dell’anno scorso il Parlamento svedese ha legalizzato il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso.
L’ULTIMO STEP - Già nel 1995 le coppie omosessuali svedesi, o im
migrate ma legalmente residenti in Svezia, potevano avvalersi dell’unione civile che permetteva loro di godere di quasi tutti i diritti riservati alle coppie sposate: tra questi adozioni congiunte, fecondazione in vitro e divisione dei beni in caso di separazione. Ma alle coppie di fatto omosessuali mancava l’ultimo step per raggiungere la vera parità: il matrimonio civile e, perché no, davanti a Dio che è entità ad appannaggio di tutti e non solo degli eterosessuali. Nel 2004, fu creata un’apposita commissione parlamentare che investigasse sull’opportunità di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso e di convertire automaticamente le già esistenti coppie di fatto in coppie di coniugi. Alle istituzioni religiose veniva invece lasciata la possibilità di decidere per conto loro come porsi riguardo a questo tema. Morale della favola: tre anni dopo, mentre anche i sondaggi davano il 71% degli svedesi a favore del matrimonio gay, la commissione ha prodotto un rapporto che conteneva la bozza di riforma che fu approvata da sei partiti su sette, da destra a sinistra, fatto salvo il prevedibile Partito Democristiano che si oppose in nome della salvaguardia del valore simbolico e tradizionale del matrimonio. Per i sostenitori della riforma invece, che hanno vinto la votazione con 261 voti contro 22 contrari e 16 astenuti, l’impatto di questa sarebbe stato minimo visto che già le unioni civili garantivano una quasi sostanziale parità, ma legalizzare il matrimonio gay sarebbe stato il gesto definitivo e simbolico dell’equità sostanziale tra i cittadini svedesi.
migrate ma legalmente residenti in Svezia, potevano avvalersi dell’unione civile che permetteva loro di godere di quasi tutti i diritti riservati alle coppie sposate: tra questi adozioni congiunte, fecondazione in vitro e divisione dei beni in caso di separazione. Ma alle coppie di fatto omosessuali mancava l’ultimo step per raggiungere la vera parità: il matrimonio civile e, perché no, davanti a Dio che è entità ad appannaggio di tutti e non solo degli eterosessuali. Nel 2004, fu creata un’apposita commissione parlamentare che investigasse sull’opportunità di estendere il matrimonio alle coppie dello stesso sesso e di convertire automaticamente le già esistenti coppie di fatto in coppie di coniugi. Alle istituzioni religiose veniva invece lasciata la possibilità di decidere per conto loro come porsi riguardo a questo tema. Morale della favola: tre anni dopo, mentre anche i sondaggi davano il 71% degli svedesi a favore del matrimonio gay, la commissione ha prodotto un rapporto che conteneva la bozza di riforma che fu approvata da sei partiti su sette, da destra a sinistra, fatto salvo il prevedibile Partito Democristiano che si oppose in nome della salvaguardia del valore simbolico e tradizionale del matrimonio. Per i sostenitori della riforma invece, che hanno vinto la votazione con 261 voti contro 22 contrari e 16 astenuti, l’impatto di questa sarebbe stato minimo visto che già le unioni civili garantivano una quasi sostanziale parità, ma legalizzare il matrimonio gay sarebbe stato il gesto definitivo e simbolico dell’equità sostanziale tra i cittadini svedesi.CON LA BENEDIZIONE DELLA CHIESA – Ma è a fine 2007 che avviene il miracolo: la Chiesa Luterana di Svezia, la prima istituzione religiosa del Paese per importanza e per numero di membri, in un comunicato dichiara di essere a favore dell’unione gay davanti a Dio ma chiede al Governoche il termine “matrimonio” resti dedicato solo alle coppie etero. Questioni di forma che non cambiano la portata rivoluzionaria della posizione dell’autorità religiosa svedese. Oltretutto, una volta passata la legge, la Chies
a di Svezia ha ritirato la richiesta “lessicale” sancendo in via definitiva la propria benedizione ai matrimoni gay. Il tutto sotto gli occhi delusi e arrabbiati della Chiesa di Roma e la Chiesa Pentecostale, fortemente contrarie alle unioni omossessuali.
a di Svezia ha ritirato la richiesta “lessicale” sancendo in via definitiva la propria benedizione ai matrimoni gay. Il tutto sotto gli occhi delusi e arrabbiati della Chiesa di Roma e la Chiesa Pentecostale, fortemente contrarie alle unioni omossessuali.POCHI MA BUONI - Tornando ai dati di oggi: 142 coppie gay si sono sposate in chiesa durante questo ultimo anno. Poche, direte voi, soprattutto rispetto ai circa 20 mila matrimoni etero che si sono tenuti durante lo stesso arco di tempo. Christina Grenholm, capo della Segreteria teologica ed ecumenica della Chiesa di Svezia (una donna..) ieri haaffermato: “Non importa quanti siano i matrimoni gay che sono stati celebrati. La cosa importante è che questi si siano effettivamente potuti tenere”. Posizione condivisibile. E poi molto probabilmente, se finora le coppie gay in Sveziaavessero vissuto in un regime di discriminazione e di oppressione, appena dato il via libera si sarebbe scatenata la corsa al matrimonio. Forse è proprio il clima di tolleranza e di sostenziale uguaglianza di fronte alla legge (e ora a Dio) chenon crea l’urgenza. E poi chi l’ha detto che il matrimonio sia più desiderabile di una efficiente e appagante unione di fatto?
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