Confermata la sanzione a carico di una donna di Mestre: “Non importa, era clandestina da tempo: paghi”.
Periodo di rivoluzioni giurisprudenziali in tema di immigrazione. Oggi è la Corte di Cassazionead affrontare il tema per la seconda volta in due giorni, con una sentenza certamente destinata a costituire un caso. L’invocare un “avanzato stato di gravidanza” non potrà essere considerato un motivo ostativo alla
sanzione pecuniariaprevista dalla restrittiva normativa italiana, con il combinato disposto delle leggiTurco-Napolitano e Bossi-Fini.
sanzione pecuniariaprevista dalla restrittiva normativa italiana, con il combinato disposto delle leggiTurco-Napolitano e Bossi-Fini.STATO INTERESSANTE – La fattispecie sottoposta all’attenzione della suprema Corte italiana riguarda il caso di una donna immigrata residente in Veneto, di trentadue anni e, come detto, da tempo incinta: raggiunta dalla notifica della sanzione a suo carico, ha ricercato il patrocinio legale della Cgil. Sollevato il caso davanti alla Cassazione, ciò che ha rilevato non è stata la sua condizione interessante: ma piuttosto la conoscenza dell’illiceità della propria permanenza sul suolo italiano. Il giudice di ultima istanza, nel confermare una multa di oltre 3000 euro, ha ribadito che per trovarsi in stato di infrazione, è sufficiente “l’elemento soggettivo richiesto nel reato contravvenzionale”, ovvero “la coscienza e volonta’ di disattendere le norme sull’immigrazione”. E non sarebbe proprio stato possibile chiudere un occhio sulla questione, visto che “dalle dichiarazioni rese emerge che l’imputata si trovava in Italia da tempo dove viveva, insieme al marito sposato nel 2008, inoltre gia’ nel 2007 aveva ottenuto un permesso si lavoro scaduto senza rinnovo”.
GIURISPRUDENZA DIFFORME – Insomma, il primo Giudice italiano oggi ribadisceun’interpretazione rigida e senza sconti della normativa vigente: se sei in condizione irregolare, la tua condizione soggettiva non conta a garantirti un’esimente dal pagare la multa che devi allo stato. Soloieri, invece, era stata sempre la Cassazione, interpretando la legge sull’immigrazione, a giungere a risultati molto più “umani”: non si può essere espulsi dal territorio nazionale se si hanno figli, anche se si è in condizione irregolare, o si ha la fedina penale compromessa. “Niente foglio di via o rimpatrio anche se sono immigrati irregolari e hanno compiuto reati. Niente espulsione per gli stranieri con figli se questa rischia di provocare danni psicologici e traumi nei bambini. Lo ha stabilito la Cassazione perché le colpe dei padri non devono ricadere sui figli”, scriveva ieri la Repubblica. “La Cassazione ha infatti accolto il ricorso di una signora africana, madre di tre figli residenti a Perugia in affido part time ad una famiglia umbra, condannata anche in Appello per sfruttamento della prostituzione e raggiunta per questo da foglio di via. Un caso complesso – anche perché i ragazzi erano stati dati in affido proprio per il comportamento della donna che però negli ultimi tempi ha mantenuto contatti e relazioni affettive con i piccoli – e che proprio per questo motivo è stato valutato dalle Sezioni Unite”.
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